Joshua ben Joseph

L  I  B  R  O

 

Il giorno della consacrazione

Il sabato seguente Gesù consacrò i suoi apostoli, ritornando alla regione montuosa dove li aveva ordinati. Là, dopo un lungo e molto toccante messaggio personale d’incoraggiamento, egli compì l’atto solenne di consacrazione dei dodici. Questo sabato pomeriggio Gesù riunì gli apostoli attorno a lui sul fianco della collina e li mise nelle mani di suo Padre Celeste in preparazione del giorno in cui egli sarebbe stato costretto a lasciarli soli al mondo. Non vi furono nuovi insegnamenti in questa occasione, ma soltanto il ritrovarsi e lo stare insieme.


Gesù riesaminò molti punti del discorso di ordinazione, fatto in questo stesso luogo, e poi, chiamandoli davanti a lui uno per uno, li incaricò di andare nel mondo come suoi rappresentanti. L’incarico di consacrazione dato dal Maestro fu: “Andate in tutto il mondo a predicare la buona novella del regno. Liberate i prigionieri spirituali, confortate gli oppressi ed assistete gli afflitti. Voi avete ricevuto gratuitamente, date gratuitamente.”


Gesù raccomandò loro di non portare né denaro né vestiti di ricambio, dicendo: “Il lavoratore è meritevole del suo salario.” Ed infine disse: “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti ed inoffensivi come colombe. Ma state attenti, perché i vostri nemici vi condurranno davanti ai loro consigli e vi criticheranno aspramente nelle loro sinagoghe. Sarete trascinati davanti a governatori e capi perché credete a questo Vangelo, e la vostra testimonianza stessa sarà una testimonianza per me davanti a loro. E quando vi condurranno in giudizio non preoccupatevi di ciò che direte, perché lo spirito di mio Padre abita in voi ed in tali momenti parlerà attraverso voi. Alcuni di voi saranno messi a morte, e prima che instauriate il regno sulla terra sarete odiati da molti popoli a causa di questo Vangelo; ma non temete, io sarò con voi ed il mio spirito vi precederà nel mondo intero. E la presenza di mio Padre abiterà in voi mentre andrete prima presso gli Ebrei e poi presso i Gentili.” E dopo che furono scesi dalla montagna, essi ritornarono alla loro dimora nella casa di Zebedeo.

Quella sera, mentre insegnava in casa perché era iniziato a piovere, Gesù parlò molto a lungo, cercando d’indicare ai dodici quello che dovevano essere, non quello che dovevano fare per obbligo. Essi conoscevano soltanto una religione che imponeva di fare certe cose come mezzo per raggiungere la rettitudine - la salvezza. Ma Gesù ripeteva: “Nel regno dovete essere retti per compiere il lavoro.” Molte volte ripeté: “Siate dunque perfetti, come vostro Padre nei cieli è perfetto.” Il Maestro spiegò ripetutamente ai suoi apostoli disorientati che la salvezza che egli era venuto a portare al mondo si sarebbe ottenuta soltanto credendo, per mezzo di una fede semplice e sincera. 

Gesù disse: “Giovanni ha predicato un battesimo di pentimento, il rincrescimento per il vecchio modo di vivere. Voi andrete a proclamare il battesimo di comunione con Dio. Predicate il pentimento a coloro che hanno bisogno di questo insegnamento, ma a coloro che cercano già sinceramente di entrare nel regno, spalancate le porte ed invitateli ad entrare nella comunità gioiosa dei figli di Dio.” Ma era un compito difficile persuadere questi pescatori galilei che nel regno l’essere retti grazie alla fede deve precedere l’agire rettamente nella vita quotidiana dei mortali della terra.

Un altro grande ostacolo in questo lavoro d’istruzione dei dodici era la loro tendenza a prendere dei principi altamente idealistici e spirituali di verità religiosa e di trasformarli in regole concrete di condotta personale. Gesù presentava loro il magnifico spirito dell’atteggiamento dell’anima, ma essi insistevano nel tradurre questi insegnamenti in regole di condotta personale. Molte volte, quando erano certi di ricordare bene ciò che il Maestro aveva detto, era quasi certo che dimenticavano ciò che non aveva detto. Ma essi assimilavano lentamente il suo insegnamento perché Gesù era tutto ciò che insegnava. Quello che non riuscirono ad ottenere dalla sua istruzione verbale, lo acquisirono gradualmente vivendo con lui.

Gli apostoli non capivano che il loro Maestro era impegnato a vivere una vita d’ispirazione spirituale per ciascuna persona di ogni epoca su ogni mondo di un vasto Universo. La stessa sera Tommaso chiese a Gesù: “Maestro, tu dici che dobbiamo divenire come dei bambini prima di poter guadagnare l’entrata nel regno del Padre, e ci hai anche avvertiti di non lasciarci ingannare da falsi profeti e di non renderci colpevoli di gettare le nostre perle ai porci. Ora, io sono francamente sconcertato. Non riesco a comprendere il tuo insegnamento.” 

Gesù rispose a Tommaso: “Per quanto tempo vi sopporterò! Voi insistete sempre nel prendere alla lettera tutto quello che insegno. Quando vi ho chiesto di divenire simili a bambini come prezzo per entrare nel regno, non mi riferivo alla facilità di lasciarsi ingannare, alla semplice disponibilità a credere, né alla rapidità di fidarsi di attraenti sconosciuti. Ciò che desideravo ricavaste da questo esempio era la relazione tra padre e figlio. Tu sei il figlio, ed è nel regno di tuo Padre che devi cercare di entrare. Tra ogni figlio normale e suo padre c’è quell’affetto naturale che assicura una relazione comprensiva ed amorevole e che esclude per sempre ogni tendenza a mercanteggiare l’amore e la misericordia del Padre. Il Vangelo che andrete a predicare riguarda una salvezza derivante dalla realizzazione per fede di questa stessa ed eterna relazione tra figlio e padre.”

Mentre consumavano la cena, Gesù ebbe con Matteo il colloquio in cui spiegò che la moralità di un atto è determinata dalla reale intenzione dell’individuo. La moralità di Gesù era sempre positiva. La regola d’oro riformulata da Gesù richiede un contatto attivo con gli altri mentre la vecchia regola poteva essere eseguita nell’isolamento. Gesù spogliò la moralità di tutte le regole e cerimonie e la elevò ai livelli maestosi del pensiero spirituale e di una vita veramente retta. Questa nuova religione di Gesù non era priva d’implicazioni pratiche, ma qualunque valore pratico, politico, sociale o economico si possa trovare nel suo insegnamento, è il completamento naturale di questa esperienza interiore dell’anima che manifesta i frutti dello spirito nel ministero spontaneo quotidiano di un’autentica esperienza religiosa personale.

Dopo che Gesù e Matteo ebbero finito di parlare, Simone Zelota chiese: “Ma, Maestro, tutti gli uomini sono figli di Dio?” E Gesù rispose: “Sì, Simone, tutti gli uomini e tutte le donne sono figli di Dio, e questa è la buona novella che andrete a proclamare.” Ma gli apostoli non riuscivano a comprendere una tale dottrina; questo era per loro un nuovo, strano e sorprendente annuncio. E fu a causa del suo desiderio d’imprimere questa verità in loro che Gesù insegnò ai suoi discepoli di trattare tutti gli uomini e le donne come loro fratelli e sorelle. In risposta ad una domanda posta da Andrea, il Maestro spiegò che la moralità del suo insegnamento era inseparabile dal suo modo religioso di vivere. Egli insegnava la moralità non partendo dalla natura dell’uomo, ma partendo dalla relazione dell’uomo con Dio. Giovanni chiese a Gesù: “Maestro, che cos’è il regno dei cieli?”

E Gesù rispose: “Il regno dei cieli consiste in questi tre elementi essenziali: primo, il riconoscimento del fatto della sovranità di Dio; secondo, credere nella verità della filiazione con Dio; e terzo, il supremo desiderio umano di fare la volontà di Dio, di essere simile a Dio. Questa è la buona novella del Vangelo: che per mezzo della fede, che è l'amore verso il Padre, e dalle conseguenti buone opere, che è l'amore verso le sue creature, che ogni mortale può avere tutti gli strumenti essenziali per la sua salvezza.” Ed ora che la settimana di attesa era trascorsa, essi si prepararono a partire il giorno seguente per Gerusalemme.