Joshua ben Joseph

L  I  B  R  O

 

Il battesimo

Gesù cominciò la sua opera pubblica al culmine dell’interesse popolare per la predicazione di Giovanni e nel momento in cui il popolo ebreo della Palestina era in ansiosa attesa dell’apparizione del Messia. C’era un grande contrasto tra Giovanni e Gesù. Giovanni agiva con ardore ed impeto, mentre Gesù operava con calma e letizia; soltanto poche volte in tutta la sua vita egli manifestò fretta. Gesù era una confortante consolazione per il mondo ed alquanto un esempio; Giovanni non era di conforto o d’esempio. Egli predicava il regno dei cieli, ma non partecipava della sua felicità. Anche se Gesù parlò di Giovanni come del più grande profeta del vecchio ordine, disse anche che il più piccolo di coloro che vedevano la grande luce della nuova via ed entravano così nel regno dei cieli era in verità più grande di Giovanni. Quando Giovanni predicava il regno futuro, il motivo dominante del suo messaggio era: Pentitevi! Fuggite la collera imminente. Quando Gesù cominciò a predicare, conservò l’esortazione al pentimento, ma questo messaggio era sempre seguito dal Vangelo, la buona novella della gioia e della libertà del nuovo regno.

Gesù fu battezzato nel momento culminante della predicazione di Giovanni, quando la Palestina era infiammata dall’aspettativa del suo messaggio, “il regno di Dio è vicino”, quando tutto il mondo ebraico era impegnato in un serio e solenne autoesame. Il sentimento ebraico della solidarietà razziale era molto profondo. Gli Ebrei non soltanto credevano che i peccati del padre potessero affliggere i suoi figli, ma credevano anche fermamente che il peccato di un individuo potesse maledire la nazione. Di conseguenza, non tutti quelli che si sottoponevano al battesimo di Giovanni si consideravano colpevoli dei peccati specifici denunciati da Giovanni. 

Numerose anime pie furono battezzate da Giovanni per il bene d’Israele; esse temevano che un peccato d’ignoranza da parte loro potesse ritardare la venuta del Messia. Esse si sentivano di appartenere ad una nazione colpevole e maledetta dal peccato, e si presentavano per il battesimo al fine di manifestare con questo atto i frutti di una penitenza razziale. È quindi evidente che Gesù non ricevette in alcun senso il battesimo di Giovanni come un rito di pentimento o per la remissione dei peccati. Accettando il battesimo dalle mani di Giovanni, Gesù seguiva soltanto l’esempio di molti Israeliti devoti.

Quando Gesù di Nazaret scese nel Giordano per essere battezzato era un mortale del regno che aveva raggiunto la sommità dell’ascensione evoluzionaria umana per quanto concerneva la conquista della mente e l’autoidentificazione con lo spirito. Quel giorno egli stava nel Giordano come un uomo perfezionato dallo Spirito. Una perfetta sincronia ed una piena comunicazione si erano stabilite tra la mente mortale di Gesù e lo Spirito interiore, il dono divino di suo Padre del Paradiso. E proprio un simile Spirito abita tutti gli esseri normali viventi sulla Terra dopo l’ascensione di Gesù alla sovranità del suo Universo. 

Quando un mortale raggiunge questi alti livelli di perfezione della personalità, si producono quei fenomeni preliminari di elevazione spirituale che terminano nella fusione definitiva dell’anima spiritualmente cresciuta del mortale con il suo divino Spirito collaboratore. Un tale cambiamento avrebbe dovuto apparentemente verificarsi nell’esperienza della personalità di Gesù di Nazaret in quel giorno stesso in cui scese nel Giordano con i suoi due fratelli per essere battezzato da Giovanni. Questa cerimonia era l’atto finale della sua vita puramente umana sulla Terra. Ma avvenne qualcosa di nuovo e di ancora più grande.

Mentre Giovanni imponeva le mani per battezzarlo, Gesù osservò il proprio spirito divino, precedente il suo conferimento umano, ridiscendere su di lui. Egli udì allora questo stesso spirito originario del Paradiso parlare, dicendo: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale io sono molto soddisfatto.” E Giovanni, con i due fratelli di Gesù, udirono anch’essi queste parole. I discepoli di Giovanni, che si trovavano ai bordi dell’acqua, non udirono queste parole né videro l’apparizione del Spirito. Solo gli occhi di Gesù videro lo Spirito discendere su di lui. Quando lo Spirito ebbe parlato in questo modo, tutto fu silenzio. 

E mentre i quattro erano ancora nell’acqua, Gesù, levando gli occhi verso il vicino Spirito, pregò: “Padre mio che regni nel cielo, sia santificato il tuo nome. Venga il tuo regno! Sia fatta la tua volontà sulla terra, come avviene in cielo.” Quando egli ebbe pregato, i “cieli si aprirono” ed il Figlio dell’Uomo vide l’immagine di se stesso come Figlio di Dio qual era prima di venire sulla terra nelle sembianze della carne mortale e quale sarebbe stato quando la sua vita incarnata fosse terminata. Questa visione celeste fu vista solo da Gesù.

Fu la voce dello Spirito che Giovanni e Gesù udirono parlare in nome del Padre Universale, perché lo Spirito proviene dal Padre del Paradiso ed è come lui. Durante il resto della vita terrena di Gesù questo Spirito fu di grande aiuto in tutte le sue opere e Gesù ne rimase sempre in costante comunione. Quando fu battezzato Gesù non si pentì di alcuna cattiva azione; non fece nessuna confessione di peccato. Il suo fu il battesimo di consacrazione al compimento della volontà del Padre Celeste. 

Al momento del suo battesimo egli udì l’inconfondibile appello di suo Padre, l’invito finale ad occuparsi degli affari di suo Padre, e andò in ritiro solitario per quaranta giorni per meditare su questi molteplici problemi. Ritirandosi così per un certo tempo dal contatto personale attivo con i suoi discepoli terreni. Questo giorno del battesimo segnò la fine della vita puramente umana di Gesù. Il Figlio divino ha trovato suo Padre, il Padre Universale ha trovato suo Figlio incarnato, ed essi parlano l’uno con l’altro.

[ ndr. Gesù aveva quasi trentun anni e mezzo quando fu battezzato. Benché Luca dica che Gesù fu battezzato nel quindicesimo anno del regno di Tiberio Cesare, che sarebbe l’anno 29 d.C., poiché Augusto morì nell’anno 14 d.C., bisogna tenere presente che Tiberio fu co-imperatore con Augusto per due anni e mezzo prima della morte di Augusto, ed aveva avuto delle monete coniate in suo onore in ottobre dell’anno 11 d.C. Il quindicesimo anno del suo regno effettivo fu dunque questo stesso anno 26 d.C., quello del battesimo di Gesù. E questo fu anche l’anno in cui Ponzio Pilato cominciò il suo incarico come governatore della Giudea.]