Joshua ben Joseph

L  I  B  R  O

 

Quarto giorno al Tempio

Gesù si era stranamente dimenticato dei suoi genitori terreni; anche a colazione, quando la madre di Lazzaro fece notare che i suoi genitori dovevano essere in quel momento vicino a casa loro, Gesù non sembrò rendersi conto che dovevano essere alquanto preoccupati per il fatto che egli fosse rimasto indietro. Di nuovo egli si recò al tempio, ma non si fermò sulla sommità dell’Oliveto a meditare. Nel corso delle discussioni del mattino gran parte del tempo fu dedicata alla legge e ai profeti, e gli insegnanti furono stupiti che Gesù conoscesse così bene le Scritture, tanto in ebraico che in greco. Ma essi erano stupiti non tanto dalla sua conoscenza della verità, quanto dalla sua giovane età. Alla conferenza del pomeriggio essi avevano appena cominciato a rispondere alla sua domanda sul proposito della preghiera, quando il capo invitò il ragazzo a farsi avanti, a sedersi vicino a lui e a far conoscere il suo punto di vista riguardo alla preghiera e all’adorazione.

La sera prima i genitori di Gesù avevano sentito parlare di questo strano giovane che argomentava così abilmente con i commentatori della legge, ma non avevano pensato che questo ragazzo fosse il loro figlio. Essi avevano quasi deciso di andare a casa di Zaccaria supponendo che Gesù potesse esservi andato per vedere Elisabetta e Giovanni. Pensando che Zaccaria potesse forse essere al tempio, vi si fermarono sulla loro strada per la Città di Giuda. Mentre erravano attraverso i cortili del tempio, immaginate la loro sorpresa ed il loro stupore quando riconobbero la voce del loro ragazzo smarrito e lo videro seduto fra gli insegnanti del tempio. Giuseppe rimase senza parole, ma Maria diede libero sfogo alla sua paura e alla sua ansietà dettate dal grande amore che aveva per questo suo figlio; essa si slanciò verso il ragazzo, che si era alzato per salutare i suoi attoniti genitori e disse: “Figlio mio, perché ci hai trattati in questo modo? Sono più di tre giorni che tuo padre ed io ti cerchiamo disperatamente. Che cosa ti ha preso per abbandonarci?” Questo fu un momento di tensione. Tutti gli occhi erano girati verso Gesù per sentire ciò che avrebbe detto. Suo padre lo guardò con aria di rimprovero, ma non disse nulla.

Bisogna ricordare che Gesù era considerato un giovane uomo. Egli aveva terminato la sua scolarità regolare di fanciullo, era stato riconosciuto come figlio della legge ed aveva ricevuto la consacrazione come cittadino d’Israele. Ciononostante sua madre lo riprendeva apertamente davanti a tutta la gente riunita, proprio nel mezzo dello sforzo più serio e sublime della sua giovane vita, mettendo così fine poco gloriosamente ad una delle più grandi opportunità che gli fosse mai concessa di agire come insegnante della verità, predicatore di rettitudine, rivelatore del carattere amorevole di suo Padre Celeste. Ma il ragazzo si dimostrò all’altezza delle circostanze. Se si prendono ragionevolmente in considerazione tutti i fattori che si combinarono per provocare questa situazione, sarete meglio preparati a capire bene la saggezza della risposta del ragazzo al rimprovero non premeditato di sua madre. Dopo un momento di riflessione, Gesù rispose a sua madre dicendo: “Perché mi avete cercato così a lungo? Non vi aspettavate di trovarmi nella casa di mio Padre, poiché è giunta l’ora di occuparmi degli affari di mio Padre?”

Tutti i presenti furono stupiti dal modo di parlare del ragazzo. Essi si ritirarono in silenzio e lo lasciarono solo con i suoi genitori. Subito dopo il giovane tolse d’imbarazzo tutti e tre dicendo tranquillamente: “Venite, genitori miei, ciascuno ha fatto ciò che credeva fosse meglio. Nostro Padre nei cieli ha disposto queste cose; rientriamo a casa.” Essi partirono in silenzio, arrivando a Gerico per la notte. Si fermarono solo una volta, sulle pendici dell’Oliveto, quando il ragazzo alzò il suo bastone in aria e, fremendo dalla testa ai piedi sotto l’insorgere di un’emozione intensa, disse: “O Gerusalemme, Gerusalemme ed abitanti suoi, quali schiavi siete, sottoposti al giogo dei Romani e vittime delle vostre stesse tradizioni; ma ritornerò a purificare il tempio e a liberare il mio popolo da questa schiavitù!”

Durante i tre giorni di viaggio verso Nazaret Gesù parlò poco; nemmeno i suoi genitori dissero molto in sua presenza. Essi erano veramente disorientati dalla condotta del loro figlio primogenito, ma conservavano preziosamente le sue parole nel loro cuore, anche senza riuscire a comprenderne pienamente il significato. Dopo essere arrivati a casa, Gesù fece un breve discorso ai suoi genitori, assicurandoli del suo affetto e lasciando intendere che non dovevano più temere che egli avrebbe nuovamente dato loro l’occasione di restare in ansia a causa della sua condotta. Egli concluse questa solenne dichiarazione dicendo: “Benché io debba fare la volontà di mio Padre che è nei cieli, obbedirò anche a mio padre che è sulla terra. Aspetterò la mia ora.”

Sebbene nella sua mente Gesù rifiutasse spesso di approvare gli sforzi ben intenzionati ma malaccorti dei suoi genitori di dettargli il corso delle sue riflessioni o di stabilire il piano del suo lavoro sulla terra, tuttavia, in tutte le maniere compatibili con la sua consacrazione a fare la volontà di suo Padre del Paradiso, egli si conformava con il garbo migliore ai desideri di suo padre terreno e alle abitudini della sua famiglia nella carne. Anche quando non poteva acconsentirvi, egli faceva tutto il possibile per conformarvisi. Egli era un artista nel modo di conciliare la sua consacrazione al dovere con i suoi obblighi di fedeltà familiare e di servizio sociale. 

Giuseppe era perplesso, ma Maria, riflettendo su queste esperienze, riprese coraggio, finendo per considerare i propositi di Gesù sull’Oliveto come profetici della missione messianica di suo figlio.